SERENA MORONI ad Arcisate

L’Arte contemporanea è uno stile artistico che permette di esprimere la propria creatività, uscendo dai rigidi e classici canoni per esplorare ed esprimere il proprio punto di vista, e per questo può essere anche un cammino, un cammino che può farci uscire dal buio, alla ricerca ed in direzione della luce. Ed è proprio la ricerca della luce il tema dominante della mostra di Serena Moroni, esposta tra aprile e maggio presso il salone dell’Acli di Arcisate, intitolata “Il mistero e la Luce – La ricerca della verità tra fede ed emozioni nascoste”. Iniziamo con una breve biografia dell’artista: Serena Moroni si diploma in Pittura all’Accademia delle Belle Arti di Brera e consegue poi specializzazioni di grafica incisoria, a Urbino e Venezia, è stata per trentasei anni Docente di Discipline Pittoriche e Progettazione Grafica presso il Liceo Artistico Paolo Candiani di Busto Arsizio. Tra le opere realizzate, vogliamo ricordare le vetrate realizzate nelle Chiese di San Michele Arcangelo di Magnago, di San Rocco a Jerago, di Sant’Anna a Busto e delle 26 vetrate della chiesa dell’Annunciazione,nell’Ospedale di Busto Arsizio, la via Crucis e la controfacciata della Chiesa di S.S. Pietro e Paolo a Borsano,l’affresco sulla facciata della chiesa di San Matteo a Barzio. Tra le opere esposte nella mostra,si possono osservare le varie tecniche riguardanti pittura e incisione  utilizzate, che caratterizzano anche l’evoluzione dell’artista e le varie fasi della sua ricerca formale e cromatica, si passa così dalle prime opere dove forme avvolgenti dai colori cupi si svolgono dipanandosi verso l’alto e i colori più chiari delle ultime opere, che hanno comunque lo stesso denominatore della ricerca di qualcosa di mistico, la ricerca formale si indirizza al fine di liberare le proprie emozioni  in modo tale che le strutture formali e i colori si  fondano nella luce. Le sculture esposte, ricavate  da piccoli tronchi d’albero lavorati  modellandoli o scavandoli e finalmente preparati e colorati ad acrilico o ad olio, sprigionano un senso di libertà, come ali o braccia contorte di personaggi mitici  che vogliano librarsi in un diverso spazio e tempo, liberandosi dai piedistalli in cui sono conficcati . Non mancano poi le opere Sacre, alcune realizzate su legno come le Icone, sempre però con lo stile avvolgente che porta l’osservatore a non fermarsi sull’immagine in sé, ma alla ricerca di qualcosa che possa fondere il suo spirito con l’opera ed essere partecipe del suo splendore.  Altre opere, come “Magiche creature del biancobosco” descrivono suggestioni formali in un tono quasi monocromatico che lascia libero l’osservatore di perdersi in fantasie personali, immaginando piccoli animali e creature misteriose in un biancore contrastato solo dall’intrecciarsi scuro dei rami e dalle movenze cosmiche di un cielo dove gravitano eteree lune. Perdersi in personali fantasie in un dialogo con una produzione varia e diversificata di un’artista dallo stile  personale in continua evoluzione, lungo il lungo percorso del suo  lavoro artistico,che questa mostra evidenzia e fa apprezzare piacevolmente.